Recensione
Xerrox Vol.2 Alva Noto
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elettronica Voti redazione e staff

Alva Noto

Xerrox Vol.2

Raster Noton DE

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Seconda uscita di cinque, quelle che si attendono per la serie di Xerrox ed un Alva Noto come sempre pronto ad immortalare geometrie del suono. A tre anni dal primo volume e ad uno dagli interstizi astratti per inserti e rumore di Unitxt la poetica è sempre quella; impatto sonoro e riflessioni estreme su materia e frequenze ed una ricerca di classicità che sembra essere diventata una priorità per lui e gente come William Basinski o Fennesz peculiarità condivise con quest’ultimo anche in ambito di un passato d’innovazione attorno all'ossimoro glitch.

Differentemente dallo Xerrox Vol.1 che presentava anche stampanti nude e crude al lavoro, nel Vol. 2 il boss della Raster Norton ci presenta quel classico fare dronato con vaghi ma pregnanti accenti cameristici (Monophaser 1) e ancor più calcolati e aleatori tocchi cinematografici (Sora).

Un solidificarsi di materiale in campioni che partono da registrazioni fatte con Stephen O'Malley e Michael Nyman e che attraverso i domini d’elettronica in micro-sintesi arrivano a confluire con sinergia sottile oggetti artificiali che vanno a toccare prima l’ambient astratta e granulare (Soma) o a risuonare in paragon di virtù agli scritti di Russell Haswell e Florian Hecker per fisicità e appello al rumore (Meta Phaser).

Ma il noise è un'alchimia usata con parsimonia e non la colata lavica di gente più arrembante come Ben Frost. Ed è un classico gioco di generazioni e di percorsi dunque. Niente di così diverso dalla versione digital di epopee come quelle dei Neubauten.

(7.5/10)

Scheda: Alva Noto

Pubblicazione: 22 Gennaio 2010

File under: elettronica

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