Recensione
Strane idee Scarlatti Garage
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rock Voti redazione e staff

Scarlatti Garage

Strane idee

SuoniVisioni

L'esordio dei napoletani Scarlatti Garage si sarebbe potuto chiamare anche Heavy Soul. Un Heavy Soul estremamente melodico, finanche pop, decisamente attuale, su un impianto strumentale che tocca funk, punk, wave, canzone autoctona e mid-tempo à la Radiohead. Il soul va rintracciato nel tratto distintivo del gruppo, la voce di Dario Lapellazzuli, sorta di via di mezzo tra Fausto Leali, Paul Weller e Mario Venuti. Identità timbrica che va di pari passo con arrangiamenti senza sbavature, lontani dai beat banali che spesso si ascoltano in produzioni del genere.

Personalità per il gruppo non significa sperimentazione o originalità a tutti i costi, ma credibilità. Una credibilità che gli permette di flirtate con il levare in stile Franz Ferdinand di Non è colpa mia senza suonare datato, di citare gli Hives in Mr. Blu su un sax decontestualizzante, di incastrare i Perturbazione su certe chitarre Rolling Stones (quelle di Mixed Emotions) e una melodia rubata ai Sessanta italiani ne L'uomo nero. Per poi ritrovarsi nella sigla di chiusura della trasmissione Demo di Radio Rai con il pop-rock elaborato de La radio.

Niente pose e molta sostanza, oltre alla capacità di rinnovarsi nei limiti del trad. rock.

(7.2/10)

Pubblicazione: 28 Gennaio 2010

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Fabrizio Zampighi
Fabrizio Zampighi (Album 2010)

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