L'idea della provetta da laboratorio ti ronza per tutta la durata dell'album e non ti lascia neppure quando capisci che la maliconia nordica dei Delphic è la copia di quella (autentica) dei New Order. L'album cola come una glassa indie-dance imbottita di prozac. La ragnatela di rimandi a Klaxons (il ritornello di Doubt), Underworld (This Momentary) Bloc Party (il remember house di Counterpoint) è facile, servita con cura e nondimeno pervasa da certe pose "da grande sfoggio d'umanita" à la Killers.
Saremo anche nel post nu-rave, eppure la sensazione che si voglia a tutti i costi far sfondare fenomeni che uniscono la cameretta alla pista da ballo è più di una intuizione dell'ultim'ora. Si punta troppo su una presunta generazione fatta della somma di rave e reminiscenze Ottanta. Può darsi, per esempio, che internet non sia stato soltanto una Fabbrica di Cioccolato illegale. Che la globalizzazione mediatica non si sia fermata a cose tipo Future Sound Of London. Che nei 2010 ci si aspetti qualcosa di diverso del revival delle Converse.
Inoltre è naturale che, più il tempo passa, e più le aspettative vengano tradite, salvo poi il ritorno immediato d'investimento dato dalle classifiche. Se prima sbancavano i Klaxons e lo scorso anno ci si provava con i Big Pink, ora si spingono i Delphic. E poco rimane.
(5.0/10)
Scheda: Delphic
Pubblicazione: 17 Gennaio 2010
File under: Indie, dance
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