Recensione
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Genere

post-rock

Data di uscita

Febbraio 2010

Pubblicazione

29 Gennaio 2010

Silver Mt. Zion Orchestra

Kollaps Tradixionales

Constellation Records

Esistono molte differenti maniere per affrontare un cambiamento. Sin dall’inizio un collettivo, la Banda del Monte Sion ha dimostrato in otto anni una solidità d’intenti e azioni rara, invidiabile; attestati di rilievo la discografia a cadenza regolare e senza macchie e il sostegno, di questi tempi ancor più struggente, a Vic Chesnutt in una fase altissima della sua carriera. Ragion per cui c’era attesa attorno a questo sesto disco, frutto di un non indifferente rimescolamento d’organico avvenuto nell’estate di due anni fa.

C’è un nuovo batterista - David Payant: solido e preparato - a compensare la dipartita di un “Tra-La-La Band” nella ragione sociale e di tre membri. Succede dunque che, di fronte alle scelte, si fa quadrato attaccandosi a ciò che meglio si conosce, pur con un atteggiamento diverso. Ridotta a quintetto (ecco gli archi di Sophie Trudeau e Jessica Moss ancorati al basso di Thierry Amar), la ribattezzata Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra toglie gli ultimi veli rimasti all’umanità del suo post-rock con risultato sublime, che dona concretezza e calore a un genere che preferiva il distacco oggettivo e l’accantonamento delle emozioni.

Conseguenza ne è che l’album sia, più del solito, un bagno di spiritualità che risale ai padri fondatori (Kollaps Tradicional: gli Amon Düül II che rileggono Scarborough Fair; I Built Myself A Metal Bird: echi di Can e dei Savage Republic maturi). Ritrovi i tratti caratteristici di uno stile e non potrebbe essere altrimenti: presenti all'appello l'impasto strumentale, le pause e i riverberi che spazzano via, quel linguaggio composito eppure mai balbettante, la voce di Efrim Menuck che scava dentro l’anima. L’insieme è tuttavia meno apocalittico, sovente addirittura elegiaco con un piglio virile (‘Piphany Rambler, There Is A Light), così da condensare ansia e rabbia come soltanto a una certa età si può: ragionando calmi prima di uscire a spaccare le vetrine.

E solo se necessario, senza scadere nel melodramma o nella prosopopea, senza parlarsi né suonarsi addosso, senza consegnare il genio ai vicoli ciechi. Raccogliendo la propria poetica in un solido gheriglio la si è resa più vibrante, nel frattempo mostrando che le cose sono cambiate. E’ una nuova pelle, un’altra identità che della precedente trattiene lo spirito. Per questo scintilla più che mai.

(7.3/10)

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Giancarlo Turra
Giancarlo Turra (Album 2010)