Esistono molte differenti maniere per affrontare un cambiamento. Sin dall’inizio un collettivo, la Banda del Monte Sion ha dimostrato in otto anni una solidità d’intenti e azioni rara, invidiabile; attestati di rilievo la discografia a cadenza regolare e senza macchie e il sostegno, di questi tempi ancor più struggente, a Vic Chesnutt in una fase altissima della sua carriera. Ragion per cui c’era attesa attorno a questo sesto disco, frutto di un non indifferente rimescolamento d’organico avvenuto nell’estate di due anni fa.
C’è un nuovo batterista - David Payant: solido e preparato - a compensare la dipartita di un “Tra-La-La Band” nella ragione sociale e di tre membri. Succede dunque che, di fronte alle scelte, si fa quadrato attaccandosi a ciò che meglio si conosce, pur con un atteggiamento diverso. Ridotta a quintetto (ecco gli archi di Sophie Trudeau e Jessica Moss ancorati al basso di Thierry Amar), la ribattezzata Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra toglie gli ultimi veli rimasti all’umanità del suo post-rock con risultato sublime, che dona concretezza e calore a un genere che preferiva il distacco oggettivo e l’accantonamento delle emozioni.
Conseguenza ne è che l’album sia, più del solito, un bagno di spiritualità che risale ai padri fondatori (Kollaps Tradicional: gli Amon Düül II che rileggono Scarborough Fair; I Built Myself A Metal Bird: echi di Can e dei Savage Republic maturi). Ritrovi i tratti caratteristici di uno stile e non potrebbe essere altrimenti: presenti all'appello l'impasto strumentale, le pause e i riverberi che spazzano via, quel linguaggio composito eppure mai balbettante, la voce di Efrim Menuck che scava dentro l’anima. L’insieme è tuttavia meno apocalittico, sovente addirittura elegiaco con un piglio virile (‘Piphany Rambler, There Is A Light), così da condensare ansia e rabbia come soltanto a una certa età si può: ragionando calmi prima di uscire a spaccare le vetrine.
E solo se necessario, senza scadere nel melodramma o nella prosopopea, senza parlarsi né suonarsi addosso, senza consegnare il genio ai vicoli ciechi. Raccogliendo la propria poetica in un solido gheriglio la si è resa più vibrante, nel frattempo mostrando che le cose sono cambiate. E’ una nuova pelle, un’altra identità che della precedente trattiene lo spirito. Per questo scintilla più che mai.
(7.3/10)
Scheda: Silver Mt. Zion Orchestra
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