Recensione
The Freezer Box Frigidaire Tango
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new-wave Voti redazione e staff

Frigidaire Tango

The Freezer Box

Alma Music

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La fine dei ’70 e gli inizi degli ’80 furono vissuti in Italia con lo stesso spirito pionieristico col quale si muovevano i conquistatori del Far West. L’Italia era bombardata da voci di un “tesoro” nascosto al di là dei confini musicali ristretti e conformisti della penisola; i messaggi che arrivavano da oltremanica (e in misura minore da oltreoceano) creavano aspettative non più sopportabili passivamente. Troppo forte era l’eco di un nuovo movimento che sfruttava l’onda lunga del punk. Troppo forte era il richiamo della nuova onda.

Fu così che alcuni temerari avanguardisti intrapresero un difficoltoso percorso tra ‘zines autoprodotte, massoniche release in vinile o cassette e una grossissima dose di incoscienza. Crebbe così una generazione che, nutrendosi degli insegnamenti sostanzialmente punk (il d.i.y. innanzitutto, ma anche l’idea di una musica di e per tutti), preparò il terreno per tutto il rock a venire, coniugando quella volontà espressiva in forme artistoidi, avanguardistiche, a volte raffinate. Frigidaire Tango appartennero a quella stirpe di pionieri dai nomi stravaganti (Gaznevada, Confusional Quartet, ecc) e dall’appeal esotico (Diaframma, Litfiba, Neon, ecc). E come molti di quei pionieri anch’essi ebbero una vita tanto breve quanto intensa. Diedero alla luce un album compiuto e poco più, parteciparono a molte delle prime compilation che inondavano il mercato italiano tentando di fotografare un mondo in divenire (su tutte, Body Section) e furono protagonisti di numerosi, incendiari live (di cui uno come supporto ai Sound).

Questo lussuosissimo box rimette ordine nella frammentata esistenza del gruppo di Bassano del Grappa e si inserisce in una linea di riscoperta delle origini dell’Italia waves molto trasversale che ha visto finora riesumati in ottimi box gruppi fondamentali come Neon, Pankow ecc. In The Freezer Box sono raccolti praticamente tutti i passi ufficiali del gruppo veneto. Nel primo cd troviamo l’unico album ufficiale The Cock (Young Records, 1982), impreziosito da un paio di inediti (Don’t Kill Time e This Days ’78); nel secondo il mini-lp Russian Dolls (FT, 1983) più il materiale inedito che avrebbe dovuto formare il mai pubblicato secondo album. Nel terzo cd infine si ha la possibilità di apprezzare i live del gruppo: in primis il concerto tenuto alla Biennale Mediterranea del 1985 in quel di Barcellona, più vari altri pezzi registrati in diverse occasioni. Ad impreziosire il già appetibile box, contribuisce un bel booklet di 50 pagine con foto, cronologia, discografia e testi. Un box vivamente consigliato sia per riscoprire un gruppo che come pochi altri era riuscito a condensare in sé il mondo che dai Roxy Music andava fino al Pop Group, passando per i Joy Division, sia per comprendere le dinamiche di un periodo tanto ingenuo quanto vivace e prolifico.

(7.0/10)

Pubblicazione: 01 Marzo 2007

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Stefano Pifferi
Stefano Pifferi (Album 2007)

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