Recensione
Il crollo della stufa centrale Gioacchino Turù, Vanessa V.
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anti-pop Voti redazione e staff

Gioacchino Turù, Vanessa V.

Il crollo della stufa centrale

From Scratch

Di questi due dovremmo dire che non stanno bene. Che hanno esagerato, chissà se col cattolicesimo o le droghe, alla fine gli effetti sono gli stessi. E che si sono chiusi in casa a scrivere canzoni degenerate come loro ma che, comunque sia, noi non siamo abbastanza reazionari per togliere il disco dal lettore dopo due tracce. Perché l'anti-pop è un gioco bello finché dura poco, altrimenti è la standardizzazione della follia, la rottura che cannoneggia gli attributi, il demenziale che si fa all'istante derivativo. Quando non sai se sia cialtroneria o genio ma in fondo non te ne frega niente, visto che alla traccia quattro hai già capito cosa succederà fino alla quindici. Eppure a Gioacchino Turù e Vanessa V. le idee non mancano.

Lui fa la figura del fuori di testa, ma meno che ai tempi di C'è chi è morto sul Tagadà, di cui questo disco riprende alcune tracce. Lei sembra soprattutto assecondarlo, per darci a intendere allo stesso modo che il TSO non le servirebbe a niente. Il resto è un prontuario di tastierame volutamente scarso, beat ridotto ad ossa di gomma, ritmiche elementari, melodie anche, e ovviamente una voce sguaiata, anzi due, per testi tra il lirico da cameretta e lo sboccato comico da camerata manicomiale. Lego lagher come Tricarico che si fa produrre da Casiotone For The Painfully Alone. Marco Prandi e Yann Tiersen in trip 8 bit. Manovale ovvero Rino Gaetano ai tempi del fallimento del multiculturalismo. Spongebob legge Magret mentre Beck violenta quattro accordi blues con variegati scaracchi elettronici. E Merenda con gli Altro in techno spolpata.

Ma che noia, non le canzoni in sé – lo ripetiamo: le idee non mancano – ma proprio l'estetica che ci sta a monte e che imbriglia tutto in un forzato bordello psichiatrico-domestico-sessuale che non fa ne ridere ne piangere. A parte due tracce che potrebbero aprire un futuro favorevole alla poesia e contro la stupidità – Tagliati i seni immersa in synth fluidiformi e il Daniele Brusaschetto crepuscolarizzato di Libreria museo brucia – qui per ora si gioca solo alla sinapsi malandata. E narcolettica.

(5.7/10)

Pubblicazione: 14 Gennaio 2010

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Luca Barachetti
Luca Barachetti (Album 2009)

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