Recensione
HiM
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afro post-rock Voti redazione e staff

HiM

HipHipHip

Continua a circumnavigare il globo musicale Doug Sharin/HiM, con una regolarità impressionante per quello che dovrebbe essere (o almeno era) un progetto collaterale. L’ex batterista di June Of 44, Codeine, Rex e mille altri ancora stavolta approda sulle rive del lontano oriente con , titolo al limite del mistico visto che in giapponese suona come qualcosa di simile a hmmmm.

Sorta di esclamazione di piacere che ci ritroviamo inconsciamente a imitare all’attacco di Creode: dubbone plastico, mobile e iper-ritmico (a dar man forte a Sharin c’è il percussionista nippo Shinpei Okaya) impreziosito egregiamente dalla voce di Ikuko Harada. In due parole, come un afrobeat alle pendici del monte Fuji. Sensazione reiterata, stavolta senza propulsione ritmica, nella sensualissima Other Echoes, haiku delicato e sospeso che certifica lo spostamento dell’interesse di HiM verso il Giappone, dove guarda caso il grosso delle composizioni è stato registrato. Le basi solide del suono HiM sono e restano però sempre alla convergenza tra post-rock strumentale di gran classe e afro-beat potente e cangiante e le suggestioni orientali fornite dai numerosi ospiti dagli occhi a mandorla non fanno che screziarlo ancor di più e fornire un ulteriore piacevole tassello al vagabondaggio di Sharin.

(7.0/10)

Scheda: HiM

Pubblicazione: 11 Gennaio 2010

File under: afro post-rock

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Stefano Pifferi
Stefano Pifferi (Album 2010)

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