James Chapman dei Maps dice di ispirarsi agli Spiritualized, ma visti i risultati crediamo che questi ultimi non ne andrebbero fieri. In Turning the Mind - seconda prova degli inglesi dopo We Can Create del 2007 - c’è tanta di quella pochezza che nemmeno un Jason Pierce dalla luna storta. Niente nerbo né spessore, un trionfo del nulla dove ogni canzone scorre pedante tanto da desiderarne al più presto la conclusione.
Non possiamo né vogliamo parlare bene di un lavoro che richiama, tra le altre cose, il peggio dei Beloved (The Note, These Voices) e Swervedriver (Love Will Come) senza rispettare il logo Mute campeggiante sul packaging. Al confronto, i Cut Copy sono i New Order.
P.S. La label di Daniel Miller fornisce un vastissimo catalogo in nice price: aggiungete pochi euro al prezzo di copertina di Turning the Mind e comperate due titoli d’epoca!
(4.5/10)
Scheda: Maps
Pubblicazione: 30 Gennaio 2010
File under: indie elettronica
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