Una splendida confezione-origami in puro stile Preservation ci introduce al cospetto del misterioso universo sonoro di Ode. Nicola Ratti è giunto ormai da tempo alla messa a punto di una raffinata forma di chitarrismo che definiremmo senz'altro jazz tout-court se, nel 2010, non dovessimo ancora fare i conti con dischi di Mike Stern.
Chitarra, piano, una voce sussurata (...and Fireworks è quanto di meglio si sia sentito fare ultimamente in musica con la lingua italiana); e poi, il contrabbasso di Chet Martino e la sparuta batteria di Andre Arraiz, entrambi affermati musicisti jazz australiani. E' quanto basta all'artista italiano per declamare un'ode sotto forma di musica (alla musica), monodica nella sostanza anche se spesso timidamente corale - ma chi diceva che il jazz è musica della solitudine non si sbagliava poi di tanto.
Con un salto geografico (ma non di sensibilità) ci sentiamo di accostare volentieri Ode ai lavori più riusciti dei portoghesi Manuel Mota e David Maranha. Un disco intimo e denso di quella carica spirituale che sempre più raramente anima dischi di jazz contemporaneo.
(7.4/10)
Scheda: Nicola Ratti
Pubblicazione: 18 Gennaio 2010
File under: Chitarra jazz minimale
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