Recensione
We Were Not There For The Beginning, We Won't Be There For The End Tempelhof
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ambientronica Voti redazione e staff

Tempelhof

We Were Not There For The Beginning, We Won't Be There For The End

Distraction

Chiedete ai Tempelhof una definizione di elettronica. Vi citeranno Brian Eno, certo ambient in minore, una techno minimalista e un krautrock a maglie larghe. E' ciò che si ascolta nel disco della band mantovana, tra dilatazioni in crescendo rubate a un post-rock in salsa Notwist (The Black Calypso) e parentesi cinematiche da dieci minuti di durata (Ten Years After), campionamenti in reverse (Song For Lily) e “multistrati” à la Tim Hecker (la title track).

Nel gioco di sponda che si fa equilibrio più che sperimentazione fine a se stessa c'è personalità e una certa eleganza formale, filtrata da un approccio metodico e cristallino. Il gruppo sa dove mettere le mani, anche se un minimo di weird in più non avrebbe certo guastato in un programma che affida a un pianoforte "normalizzante" il compito d'indirizzare la spinta centrifuga degli sfondi evocativi.

(7.1/10)

Scheda: Tempelhof

Pubblicazione: 21 Gennaio 2010

File under: ambientronica

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