La Sera Della Prima
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Genere

drammatico

Durata

115’

Sceneggiatura

...

Cast

Vincent Lindon e Firat Ayverdi, Audrey Dana, Derya Ayverdi, Thierry Godard

Musica

Praga Khan

Fotografia

Laurent Dillaud

Montaggio

Philippe Ravoet

Data

14 Gennaio 2010

Uscita Film

Dicembre 2009

trailer

Welcome

Philippe Lioret (Francia, 2009)

La tratta Calais-Dover ha un prezzo variabile. Si va da 30 euro, se si è in possesso di documenti, ad un massimo di 500 euro in assenza di questi. A volte il prezzo può essere anche più caro, perché per passare una cortina di ferro servono polmoni d’acciaio e un cuore d’oro.
Bilal, giovane curdo, lo sa bene. Ha lasciato il suo Paese sognando l’Inghilterra, un’adolescente che il padre ha promesso in sposa e il Manchester United. Difficile tracciare il confine tra sogno e follia, innocenza e ostinazione, linea che può avere un solco di 34km che molti immigrati come Bilal sperano di passare a nuoto, quando vedono fallire il tentativo di salire clandestinamente sul traghetto. Premio del pubblico alla Berlinale e campione di incassi in Francia, Welcome è un apologo morale sull’attuale. Polemizza con la legge sull’immigrazione voluta da Sarkozy, ricordando che se oggi è reato aiutare un immigrato curdo in Francia, un tempo in Germania era reato aiutare un ebreo. E lo fa mostrando l’indifferenza, la disperazione, i soprusi della polizia e la logica dei nuovi kapò, guardie giurate di colore che impediscono ai clandestini di far la spesa. Quello che pensavamo ormai un dramma del sud del mondo, viene riproiettato a nord, ricoprendo con il cono d’ombra anche l’Italia.
Philippe Lioret ancora una volta dopo il suo bell’esordio in Tombés du Ciel (1993) lavora sul concetto di alterità: l’altro diventa una particella tumorale da essere annientata, una particella da essere fagocitata o espulsa. È la mercificazione dell’uomo, letterale: gli immigrati attraversano il confine in tir contenenti i beni di consumo che avremo sui banchi dei nostri supermercati, trattengono (mortalmente) il respiro dentro le buste di plastica.
Noi e loro, in una dialettica così serrata che non vi può essere mediazione. Da un lato occorre schierarsi, non si può stare a guardare come Audrey Dana dirà a Vincent Lindon; dall’altro l’unico connettore tra i due mondi (Inghilterra e Francia) e gli interni (riccamente) desolati e gli esterni popolati di miseria può essere solo il mare, il grande forse, il dubbio di Volmey cui lo stesso Simon deve piegarsi. L’istruttore della piscina è l’uomo qualunque: pavido, ignavo e qualunquista. Abbandonato dalla moglie a causa della sua inerzia, troverà la forza di riscattarsi anche se prima spinto dal mero fine egoistico di riconquistar la moglie. La sua non è solo una risalita dall’apnea negli abissi dell’indifferenza, ma anche una riconquista dell’umanità perduta: curvo e ripiegato su se stesso per proteggersi dal mondo esterno finirà per alzare la testa e farsi carico sulle spalle del destino altrui.
Welcome è un titolo che sarebbe piaciuto a Brecht, probabilmente. Ovviamente ironico, lascia un retrogusto amaro, quella della realtà. Un film in riva al mare che sa essere commovente in modo asciutto, risparmiandosi parentesi lacrimevoli. Una ben congegnata struttura di polemiche e dibattiti di supporto fanno il resto per un film che non solo si presenta come film a tesi, ma anche come panoramica sulla disumanizzazione xenofoba dell’Europa.
I sentimenti sono complessi. La passione repressa trasformata in amicizia con la moglie, il desiderio di riconquistarla mostandosi all’altezza del suo operato nel sociale, la voglia di riscattare una carriera consumatasi in fretta, l’impossibilità di fidarsi ciecamente dell’altro, il rapporto quasi paterno tra Simon e Bilal, l’adulto solo che si rivede negli occhi ostinati del ragazzo. Anzi, il rapporto tra Simon e Bilal passa da quello maestro-allievo a quello padre-figlio, per poi maturare in quello di due adulti innamorati di due donne inarrivabili. A loro modo i due sono due eroi romantici.
Una favola triste, fotografata da Laurent Dillaud con colori lividi e ampie campiture adatte al lirismo dell’umanità negata e riscoperta, nelle sue sfaccettature più crude, disumane e sopraffatte. L’immobilismo della piscina francese e della società contro quello del mare e degli immigrati, fiumi in piena che finiscono nel mare la loro corsa. Welcome, è un film a chiasmi costruiti in un’ottica per cui l’importanza delle cose è messa in discussione: se risulta pleonastica la sequenza finale con il gol di Cristiano Ronaldo, nessuno spazio è dato all’esito della traversata del giovane curdo. L’importante non è chiedersi come vadano a finire queste storie, ma chiedersi durante il loro protrarsi le ragioni e i modi del loro svolgersi. Qualche luogo comune prevedibile, come il furto della medaglia d’oro, o di sentimentalismo, come la scena in cui Simon cede l’anello della moglie a Bilal, ma per il resto nulla è concesso alla logica dei buoni sentimenti gratuiti e della facile commozione. Perché qui non bisogna riflettere solo con il cuore e la testa, ma anche con lo stomaco che si contorce dai sensi di colpa collettivi e dai colpi inflitti dai fatti tanto elementari quanto tristemente reali ed ignorati.
Sono reali i controlli e le perquisizioni ai camion, le sonde che rivelano il respiro, i morti, le tangenti, lo stato di polizia che assedia il volontariato francese. Ogni epoca ha il suo muro. Il nostro è un muro d’acqua.

copertina pdf #88