Il doppio ciddì raccoglie i cinque mini che ST ha rilasciato in mp3 nel periodo luglio-novembre 2009. Eravamo partiti in quarta, ma l'epopea delle singole uscite ha smesso di appassionarci quasi subito, quando cioè il timore - che la folgorazione avuta con la prima fosse solo un abbaglio - si è mutato in consapevolezza. Non che Dam non sia un vero visionario black e che i suoi pezzi non possano essere realmente incredibili: ci eravamo illusi però che questo Toeachizown potesse essere un capolavoro. Mentre è un debutto un po' presuntuoso che mostra parimenti grandi potenzialità e facili debolezze.
Netto infatti l'abbassamento di qualità dal secondo volume in avanti: bellissimi pezzi di quel boogie-funk in cui il nostro è maestro annegati in mezzo ad altri che suonano quasi come dei riempitivi, meno incisivi (melodicamente e ritmicamente), meno rifiniti, esageratamente lunghi, autoriclicatori, con Dam ad abusare fino all'inverosimile di due feature chiave del disco, finendo col farne da pregi dei difetti: il leit motiv delle due note si e la a costruire un lick di tastiera che fa tanto anni Ottanta (e tanto Sunrise dei Simply Red) e il vocoder a modificare la voce. Tutta questione di misura insomma, per un progetto, del resto, da subito profilatosi come pericolosamente smisurato e di difficile gestione.
La versione su compact - semplicemente rimescolando la tracklist - riesce però a compiere un mezzo miracolo. L'ascolto è sì sfinente, sono sempre ventiquattro tracce per due ore e venti, ma la nuova sequenza, alternando con intelligenza pezzi a fuoco (e sono bombe, è il caso di ribadirlo) e stiracchiamenti vari (accettabili nell'ottica del sottofondo da club), riesce a fare prevalere sui tanti difetti - o meglio sull'unico grande difetto che è la dissennatezza produttiva dell'uomo - l'atmosfera magica che Dam sa creare quando non perde la bussola.
(7.0/10)
Scheda: Dam-Funk
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