I Lev sono un quartetto napoletano dedito ad un combat-punk estremamente consapevole di sé, capace quindi di concedersi escursioni soniche (ad esempio in Questo è il frutto e in Piccole cose) o scendere a patti para-cantautoriali (Dall'interno, una In agosto che ricorda Fiumani) senza con ciò dare l'impressione di allontanarsi dal solco originario, dal quale tuttavia si guardano bene dal farsi intrappolare. Ovvero: c'è la perigliosa combinazione di impegno + sdegno, e c'è la febbrile attitudine all'invettiva del primo Ferretti, e c'è una vibrazione sardonica tra testi e canto che potrebbe tradire retaggi Gaetano, ma soprattutto c'è questa trama elettrica scossa e incendiata con estro entusiasta, oppure sospesa, domata, ridotta ai più miti consigli come comanda il concept dell'album (la dicotomia "dall'esterno/dall'interno", ovvero la crisi del rapporto col "mondo" e di quello con la propria vita, due forme distinguibili ma intimamente legate di alienazione). Il tutto all'insegna del copyleft, come del resto è consuetudine per il collettivo Get Up Kids, cui i Lev appartengono. Quanto alla tragicamente emblematica vicenda di Ulrike Meinhof, un googleggiamento vi toglierà la curiosità.
(6.9/10)
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