Micro-patches caosmotiche, affasellamenti vibrafonici e circuiti mitragliati, queste le prime essenze di Distances, seconda fatica di Giulio Aldinucci, Obsil.
13 tracks, frutto di svariati tagli/cuci/incolla, e di una stratificazione barocca e plurifonica, che si spostano in libero movimento, come maree attorno a canovacci mutevoli. Potrebbero essere micro-sogni oggetto, o livelli d'immaginazione parallela sullo stile Serial Experiments Lain, o monadi leibniziane; congegni robotici o congestioni da designer drugs: si tratta senz'altro di quel lato dell'elettronica sperimentale che trae origine da Nuno Canavarro, passando per Oval e Sogar, fino a sciogliersi nella post-digitale, intesa come manipolazione insieme d'oggetti fluttuanti e di dati d'ambiente.
S'insinua anche un lato alla Murcof, da textures orchestrali, che ci trasportano su scenari fiabeschi, strani miscugli di musica per balletto e installazione proto-giapponese, anche se rendono più sfocata, la miscela sonora del materiale obsiliano. Tralasciando dei passaggi talvolta stucchevoli (B.V. 1-06-08, notte) e la vicinanza con i ben più rodati (e sopravvalutati) Tu'm, i nostalgici dell'era glitch, troveranno certamente pane per i loro denti.
(6.7/10)
Scheda: Obsil
Pubblicazione: 18 Gennaio 2010
File under: Glitch Post-Digital
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