Recensione
Self Titled Vinegar Socks
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folk blues Voti redazione e staff

Vinegar Socks

Self Titled

Grinding Tapes

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Mi fanno pensare a degli Arcade Fire fermi ad un crocicchio assieme al Mike Scott solista, intenti a decidere se prendere la via d'una taverna dove li attende un frugale Tom Waits o di un cinema dove proietteranno il Pinocchio di Comencini. Oppure un Patrick Wolf che risciacqua i panni nel camerismo irrequieto dei Venus. Sono i Vinegar Socks, un duo "aperto", nato nel 2008 dall'incontro tra il chitarrista e cantante statunitense Jordan De Maio col violinista italiano Paolo Petrocelli. Il loro è un folk che inspira tradizioni trasversali ed espira tremori contemporanei.

Gli spazi bretoni, gli umori mediterranei, malanimo mitteleuropeo, inquietudini gotic, una certa veemenza da busker che gioca a dadi tra epica e marciapiedi (con l'epica dei marciapiedi), puntando ad un immaginario da cinema che spiccia visioni ad altezza d'uomo. Non a caso il loro primo impegno è stata la soundtrack di Dieci inverni, opera prima di Valerio Mieli presentata alla Mostra del Cinema di Venezia del 2009. Il precedente è di tutto rispetto, però stupisce la maturità di questo omonimo esordio, vuoi per la matura intensità della scrittura vuoi per la ricca essenzialità degli arrangiamenti, innervati certo su chitarra e violino ma cui contribuiscono archi, oboe, contrabbasso, il tipico bodhràn irlandese e soprattutto un mandolino che in un certo senso ribatte le cuciture.

Tra le dodici tracce, spiccano la delicata doglianza di Vacation From A Vacation, il trascinante languore di Salesman In Love e lo swing da bettola alla fine del mondo di Zeppo. Un gran bel disco, del tipo out of time che ti guarda negli occhi.

(7.3/10)

Scheda: Vinegar Socks

Pubblicazione: 08 Gennaio 2010

File under: folk blues

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2009)

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