9 e lode, verrebbe da dire giocando con la scelta numerica che da sempre contraddistingue la discografia del collettivo norvegese. Sì perché, tanto vale dirlo subito, 9 è un disco discutibile quanto si voglia, ma che innegabilmente segna un passo ulteriore nella circumnavigazione del (post) jazz d’avanguardia degli anni '00.
Perso per strada il batterista Jarle Vespestad, l’ormai trio si è messo l’anima in pace e ha deathprodizzato la propria proposta: solo organi hammond moltiplicati per tre che rendono ancor più astratte le composizioni untitled cui siamo abituati. Gli orizzonti si rarefanno e paradossalmente i pezzi acquistano un respiro (se possibile) ancor più ampio rispetto ai precedenti. Ai confini del noise minimale e chiesastico (9.2), dentro un abisso di solitudine innevata (9.3) o intento a infiorettare ambient sfuggente da aurora boreale che si fa quasi horror (vacui) soundtrack (9.4), il terzetto imbastisce un disco cosmico e oscuro, psichedelico e ancestrale e sicuramente unico nella propria discografia. Che sia un nuovo inizio o un episodio a sé stante, solo il tempo saprà dircelo.
(6.9/10)
Scheda: Supersilent
Pubblicazione: 09 Gennaio 2010
File under: avanguardia
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