Il pianista del Delaware classe '60 Matthew Shipp in un quartetto grandi firme che vede un sanguigno Daniel Carter al sax (alto e tenore), il grande William Parker al basso e - soprattutto, è il caso di dire - Guillermo E. Brown ai tamburi con delega alle elettroniche. Perché il punto è questo: al di là dell'apprezzabile impasto post-bop, col virus modale che s'infebbra free, con la vena funky che pulsa tra spigoli e sospensioni avant, il tentativo di questa performance (incisa live a Roma nell'aprile del 2004) era la metabolizzazione dell'elemento electro in un linguaggio da intendersi in progress.
Va detto che lo fece entro prospettive in tutto e per tutto jazz (quindi black) che si guardarono bene dal concedere troppo all'intruso sintetico. A differenza di quanto avveniva nei mai abbastanza rimpianti E.S.T., i loop e i samples non entrano mai abbastanza dentro la calligrafia, non ne sposano (e neppure spostano) il centro emotivo, sembrano poco più che suppellettili nel boudoir dei reduci da una stagione meravigliosa e meravigliosamente appassita. Non stupisce che alla fine il passaggio più emozionante ce lo regali l'ancia di Carter con la breve, umorale Did I Say That?.
(6.0/10)
Scheda: Matthew Shipp
Pubblicazione: 11 Gennaio 2010
File under: avant jazz
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