Zitti zitti gli Okkervil River sono arrivati al terzo album, e tanto per tenere fede alle usanze sembra proprio quello della maturità. Più precisamente, dimostrano una straordinaria propensione e competenza nel confezionare ballate folk rock, con piglio romantico e un po’ disilluso come si conviene ai tempi che corrono. Ballate su ballate, alcune belle, un paio stupende (It Ends With A Fall col suo profluvio disinvolto di hammond e mellotron, Maine Island Lovers con la mestizia macinata in un intimo conciliabolo di archi, piano e organo). Quest’ultime, come si suol dire, sono in grado più o meno da sole di giustificare l’acquisto del disco, tuttavia non riscattano la monotonia del programma, sostanzialmente un’applicazione abbastanza pedissequa per quanto struggente delle lezioni impartite da Mojave 3, Coldplay e Counting Crows (passatevi in rassegna rispettivamente For The Enemy, Dead Faces e Blanket And Crib, per non dire quella Yellow prodigiosamente in bilico tra i tre “modelli”).
Volendo potremmo scomodare tra le ascendemze anche Buffalo Tom e Red House Painters, o addirittura The Incredibile String Band, ma sarebbero troppi gli invitati ad un desco non proprio pantagruelico. Voglio dire, i pezzi sono ben costruiti, arrangiati e prodotti con proprietà (le pennellate di steel guitar, gli arzigogoli di banjo, la cucitura discreta del piano, la tiepida luminosità delle tastiere, quando occorre – con parsimonia – archi e ottoni, il tutto raccolto attorno ad un drumming in asciutto e verace primo piano), persino la voce di Will Sheff (anche chitarrista, nonché principale autore dei pezzi) supera senza difficoltà la desolante mediocrità delle ugole contemporanee (fatevi un ibrido mentale tra Jonathan Richman, Will Oldham e – appunto - Chris Martin).
Tuttavia, alla resa dei conti manca un forte quid autoriale, manca il senso preciso di vita messa in gioco che renderebbe il giochino una cosa urgente e vera, e il lieve trasporto della gradevole The War Criminal Rises And Speaks o la saltellante nevrastenia di Song About A Star un palpitante supplizio per l’anima nostra peregrina. Invece salutiamo la fine del programma con una Seas Too Far To Reach gradevolmente disimpegnata, graziosamente condita, perfetto riassunto di un disco asprigno quel tanto che basta da lasciarsi una scia d’innocuo rimpianto alle spalle. Presto dispersa.
(5.9/10)
Scheda: Okkervil River
Pubblicazione: 01 Febbraio 2003
File under: Folk pop
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