Recensione
Kataract Daniel Menche
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noise Voti redazione e staff

Daniel Menche

Kataract

Editions Mego

Chi non rimane colpito di fronte ad una cascata, esperienza audio-visiva tra le più potenti in natura? Daniel Menche parte da qui, dall’elemento cascata, per erigere un’altra scultura elettro-noise imponente e maligna. Nelle note di copertina non è dato sapere esattamente le fonti precise da cui attinge.

Quello che viene riportato è che tutte i field recordings provengono da cascate situate nel nordovest pacifico, grossomodo la regione degli USA che comprende lo stato di Washington e parte dell’Alaska. Kataract quindi è il risultato dell’attività di due anni (2007-2009) impiegati per registrare il suono delle cascate e poi manometterle e ricrearle tramite l’editing digitale. Quello che ne viene fuori è un’unica traccia di 40 minuti che si rovescia addosso all’ascoltatore con tutta l’immane potenza noise che uno si aspetta da un disco di Menche: stordente, incessante, deflagrante, immane.

Che poi all’origine di tanto frastuono e rumore ci siano delle semplici registrazioni sul campo, di solito abusate in ambito ambient per dischi di tutt’altro tenore e livello sonoro, questo non fa altro che aumentare i pregi dell’operazione.

(7.0/10)

Scheda: Daniel Menche

Pubblicazione: 10 Gennaio 2010

File under: noise

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