Un immaginario, più che un disco. Fatto di mezze luci, chiaroscuri, vapori crepuscolari. Davide Tosches si presenta con un'opera che miscela con acume fascino notturno e canzone d'autore à la Giancarlo Onorato – quest'ultimo, non a caso, produttore artistico -, lavorando di rimando su citazioni che non diresti possibili visto l'ambito di riferimento. Tanto che ci si ritrova a ripassare sottovoce certi Black Sabbath acustici versione Sleeping Village – gli aromi dello strumentale I muri – e pure qualcosa dei For Carnation – le mezze voci di Case –, ingannati da suoni che irretiscono con una promessa di malinconie slabbrate e lentezze incipienti. Violini, chitarre, pianoforti, batterie spazzolate, hammond, wurlitzer completano il quadro, assieme a una voce che prende in prestito il crooning sotterraneo di Hugo Race per farne un tratto distintivo.
Talmente curata l'idea estetica che talvolta ci si dimentica delle canzoni. Nel senso che la vena autoriale diventa quasi una scusa per le elaborate declinazione di un approccio che esalta gli spazi vuoti, sussurra all'orecchio, ma al tempo stesso scandaglia un unicum cromatico che fatica a farsi strada oltre un apprezzamento generalizzato. Con qualche brillante eccezione, come la melodia di Completamente, e senza dimenticare che si tratta comunque di una prova d'esordio.
(6.8/10)
Scheda: Davide Tosches
Pubblicazione: 03 Gennaio 2010
File under: folk-canzone d'autore
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