Recensione
The Man With The Case Samuel L Session
Cover image
Techno, groove Voti redazione e staff

Samuel L Session

The Man With The Case

Be As One

Bookmark and Share Gallery

Di Samuel S. Session, svedese di Gothenburg, si sapeva poco prima di The Man With The Case: titolo che fa molto Mission Impossible e vintagedelia fine Sessanta, ma che con l'immaginario in questione non ha nulla a che fare se non la voglia di futuro espressa in un misto di tecnologia, abiti aderenti e apolidismo spinto. Li evochiamo perché sono gli stessi ingredienti portati a battesimo da tre ragazzi di Belleville, Detroit che a furia di mandare a memoria i Kraftwerk fecero una rivoluzione che risuonò almeno fino ai cent’anni del Futurisimo, ovvero l’altro ieri.

Le notizie ufficiali del my space danno Session attivo fin dalla genesi della techno ma è soltanto dieci anni dopo, nel 1997, che il producer inizia l'attività vinilica. Dodici pollici, ma soprattutto singoli, si susseguono a gettito continuo da allora sia per label in proprio (Solid Beat, Cycle and Klap Klap) sia per altri (come Planet E, Soma and Intec). Tassello imprescindibile nell'immancabile zona remix: Pump The Move di Kevin Sauderson, il numero tre della famosa triade techno, quello con quei bassi profondi che a Samuel non gli usciranno più dalla testa. Lo svedese li amplifica (e se possibile li dilata); la dorsale dell’esordio è forgiata ed è il maestro stesso a includerlo nel doppio antologico History Elevate dello scorso luglio.

The Man With The Case all’old school deve molto ma è un prodotto tutt'altro che derivativo. Il tratto di Session emerge come uno smalto groove asciutto e preciso come gli indizi che riportano alla storia della ricezione techno europea (soprattutto UK). Oltre all’ortodossia Roland, troviamo spezie sci-fi marchiate Korg che da Ibiza ci portano diretti alla Warp (Autechre) ma anche a pionieri come KLF e Orb. Un affaire di miratissimi ingredienti per un album che certamente insegue il sogno del disco techno perfetto.

Quasi quasi, il buon Session ha fatto bene a promuoversi con un foto set à la Star Trek. Non ci ridete su, l’uomo viaggia nel tempo che è una meraviglia e se l’amido progressivo di Lucios è il colesterolo buono, quello cattivo si manifesta in due bombe ipnotiche e trancey come The Soloist e Past And Present. Ascoltatelo.

(7.0/10)

Pubblicazione: 02 Gennaio 2010

File under: Techno, groove

| Archivio
Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2009)

Rss
copertina pdf #91