Sei dischi in studio in dieci anni. L'esordio con il pop radiofonico – ma strambo quanto basta per farlo emergere dalla massa (anche sanremese) – di Natura in replay, sotto l'ombra ingombrante di Carmen Consoli (la produzione era di Francesco Virlinzi) e con il riferimento Afterhours ben presente. Poi l'urlo elettrico, grunge fuori tempo massimo però viscerale come pochi, di Fiducia nel nulla migliore, con Chris Stamey e Jefferson Holt (Sneakers, R.E.M.) in cabina di regia. Dunque l'accasamento indie su La Tempesta Dischi per quello Splendore Terrore che doveva essere una parentesi, dilatata e ieratica, e che invece è stato l'inizio di un nuovo percorso all'insegna di un pop sempre più strettamente imparentato col folk, in primis il New Weird d'oltreoceano (Toilette Memoria, l'altra punta massima nel decennio percorso), certo non privo di qualche momento di stanca (Io non sono come te ep), ma anche capace di singoli episodi dalla caratura altissima all'interno di un percorso recentemente di nuovo in ricerca (I segreti del corallo, uscito l'anno scorso). Un percorso che ora per Moltheni pare arrestarsi, dalle ultime dichiarazioni addirittura in modo definitivo, con questa antologia in formato audio e video.
Diciassette i brani presi da ciascun lavoro pubblicato e risuonati per intero, di questi due inediti: Petalo, già eseguita più volte negli scorsi tour, che lo riporta alle rotondità pop-rock degli esordi ma con vestiti meno iperlucidi, e Per carità di stato, invettiva sull'Italia retrograda e immobile che sembra anticipare la decisione di dire basta. Quindi altre quindici canzoni con cui fare i conti, tra ospitate importanti (Mauro Pagani, Enrico Gabrielli che arrangia gli archi) e qualche recupero di pregio, come una Nutriente rifatta cameristica e il cameo spargi asfalto di Vasco Brondi aka Le luci della centrale elettrica su Zona monumentale, sorta di dichiarazione di discendenza del ferrarese dal marchigiano in quanto ad urgenza espressiva e lavoro sul linguaggio – a tal proposito: senza loro due due e pochi altri il nostro cantautorato si ritroverebbe oggi di qualche passo indietro, sarebbe ora di accorgersene in modo chiaro ed evidente. Nel dvd invece le riprese di due stralci di concerti, uno elettrico (piuttosto bello) e uno acustico (sicuramente meno diretto), alcuni videoclip (peccato manchino quelli del primo disco) e un corto dall'ambientazione bucolica parecchio suggestiva. Nel complesso, insomma, un riassunto ottimo per i neofiti ma che regalerà soddisfazioni anche ai fans della prima ora.
Qualche anno fa, tour di Fiducia nel nulla migliore, alla fine di un concerto – elettrico, molto elettrico, uno spiritual di feedback e parole tirate in gola – andai a conoscere Moltheni, la scaletta in mano per fargliela firmare. Lui non me la firmò, ma scrisse in fondo alla track-list “Moltheni sta male”. Capii solo qualche anno dopo che non era una bizzarria da artista, ma la sua firma, quella vera, onesta e impellente anche a rischio di risultare eccessiva. Perché Moltheni è da sempre così. Uno che sa scrivere canzoni e le scrive perché ne ha bisogno. Uno che sale sul palco e sputa senza troppi giri di parole, ma attraverso i densi filtri metaforici delle sue liriche, le ferite che prima o poi tutti riceviamo e ci portiamo in dote. «Capra realtà, nutriti con la mia erba»: dispiace, e molto, se deciderà davvero di chiudere qui.
(7.2/10)
Scheda: Moltheni
Pubblicazione: 01 Gennaio 2010
File under: canzone d'autore
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