Recensione
Touch Yello
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elettronica hi-tech Voti redazione e staff

Yello

Touch

Polydor

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E' un piacere scrivere degli Yello. Anzitutto perché, anche questa volta, parliamo di un album piacevole; poi perché la 16sima fatica da studio (compilation più, compilation meno) a 6 anni dal precedente The Eye (se si esclude Progress and Perfection, opera strumentale del 2007 limitata a 350 copie) aggiunge qualche spezia alla già ricchissima ricetta del duo svizzero. 

L'incipit The Expert trae in inganno, proiettando l'orecchio attento nelle atmosfere dei titoli più recenti; il secondo passo, complice la voce della connazionale Heidy Happy, attualizza il discorso verso una lounge impastata a malinconia adulta e quasi insperata per i nostri. Lontana è l'enfasi di Shirley Bassey nella declinazione The Rhythm Divine: uno straniamento nordico sbuffa direttamente in gola quella secca eleganza che giocherà da collante per il resto dell'album (Vertical Vision, Stay).

Out Of Dawn è amore perduto, per il sottofondo di un wine bar hi-tech (ma una chitarra classica in carne e ossa sarebbe stata preferibile al suo campionamento); Till Tomorrow vanta la tromba post Chet Baker del tedesco Till Brönner; Tangier Blue brilla di una cupezza in bilico tra esoterismo e delicati manierismi esotici.

Perdonati certi inevitabili episodi di funky robotico, il rimanente si conferma in virtù di un'invidiabile ispirazione. Il rifacimento del classico Bostich suona invece come un omaggio dovuto (ah sì?) per la frangia dei fan irriducibili.

Complessivamente Touch si attesta tra le prove più riuscite e godibili della seconda fase Yello, quella cioè nella quale un artista, delineata l'originalità del suo stile, trascorre le ore rimanenti della propria creatività ricamandoci attorno ghirigori a forma di variazioni.

 

(7.6/10)

Scheda: Yello

Pubblicazione: 05 Gennaio 2010

File under: elettronica hi-tech

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