Recensione
Rhett Miller Rhett Miller
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power pop d'assalto Voti redazione e staff

Rhett Miller

Rhett Miller

Shout! Factory

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Lavoro in solitaria per Rhett Miller, leader dei momentaneamente fermi Old 97's – ma l'ultimo disco, Blame It On Gravity, risale all'anno scorso. Nelle sue avventure soliste il songwriter texano è solito tirare fuori un'anima power-pop in buona parte distante dall'alt-country d'aurea Uncle Tupelo della band originaria, al quale l'accomuna però lo stesso spirito d'assalto marchiato Replacements. Così accade in questa quarta opera autografa e dal titolo omonimo: un retrogusto Beatles più o meno spiccato un po' ovunque (la rullante Nobody Says I Love You Anymore, l'ascensionale Hapazhardly), qualche devozione Kinks laddove viene tirata fuori tutta la ferraglia per mettere in scena una fantasmagoria a mo' di biglietto d'auguri alla figlia Soleil e il suo centesimo compleanno (Happy Birthday Don't Die) e gli ovvi ammorbidimenti acustici in punta di voce (Bonfire) che interpongono momenti di quiete tra una sgroppata e l'altra.

Miller non cala mai di tono, ma nemmeno esalta più di tanto. Certo piace parecchio quando imbastisce un quadretto così velenosamente ironico come in Another Girlfriend, tuttavia soprattutto nei prossimi mesi sarà più facile etichettarlo come secondario che ricordarsene con ardore.

(6.2/10)

Scheda: Rhett Miller

Pubblicazione: 05 Gennaio 2010

File under: power pop d'assalto

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