Recensione
Silence Monolake
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ambient, minimal Voti redazione e staff

Monolake

Silence

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Le fonti da cui ha attinto Robert Henke per sviluppare questo settimo disco di Monolake: annunci di aeroporti, martellate su piatti metallici al Kabelwerk Oberspree, diversi suoni captati dentro la cupola radio a Teufelsberg di Berlino, sciabordii acquatici nel giardino botanico di Firenze, condizionatori e turbine a Las Vegas, Francoforte e Tokyo, passi sulle rocce di Joshua Tree, folate di vento nel Grand Canyon, il telefono di un amico, una stampante, qualche conversazione con il cellulare, battiti sulla tastiera di un vecchio Macintosh e lavori nelle gallerie in Svizzera.

Tutto concorre all’elaborazione meditata del silenzio che c’è intorno a noi. Le premesse che Henke usa per architettare il sound tridimensionale di Watching Clouds, stereoscopia del 2030 su battito androide, e ancora l’ascetismo zen di Infinite Snow che come la maggioranza degli altri brani devia via Skull Disco una minimal techno aggiornata all’aria dei tempi, quelli della battuta spezzata. Di contro, c’è sempre qualcosa di fisico e “tattile” nel modo in cui Henke muove i sample in primo piano come se facesse action painting su una tela, valga per tutti l’avventurosa Reconnect. Al di là di qualunque costrutto tecnico-teorico, Monolake si conferma griffe di qualità nel mondo delle suggestioni digitali di inizio millennio. 

(7.0/10)

Scheda: Monolake

Pubblicazione: 02 Gennaio 2010

File under: ambient, minimal

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