Recensione
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balearic glo Voti redazione e staff

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Paper Bag

Michael Silver è il post-Lindstrøm invischiato con il glo, anche se quei ricordi ora così di moda sono solo carta da parati decorativa per questo esordio. Come a dire che non ci sono troppe lacrimucce, ma la fascinazione per gli '80 ribolle ancora (Snake Charmer), pronta a scatenarsi in un rispolvero della moda progressiva che ha portato sul podio delle balere la Eskimo e tutto il suo roaster.

Progressività uber alles quindi per il giovane DJ e remixatore canadese (Sally Shapiro, The Presets e Crystal Castles tra gli altri) che non risparmia la citazione ai Fleetwood Mac, agli episodi più cool di Miami Vice o agli archi dell’old school disco. L’ispezione del passato passa attraverso downtempo in breaking analogici (Raining Patterns) e tastierine yuppiewave (stupenda la cavalcata di Monolith), ma si trasforma subito in un movimento che coniuga il balearico al passato prossimo (Big Love), richiamando le visioni del Washed Out più funky (Invitation To Love, Half Dreaming) o i passaggi dei Boards of Canada mescolati con la new age (Summerlong) e le chitarrine à la Santana (You Hear Colours).

Per finire c’è ancora il poking di Windham Hill e Tangerine Dream che esplode nel mix di flauti di pan (!) e tastierine 90 di Letters Home o nei pattern kraut di Break-In. L’estate è ancora qui più che mai, col gloss brillante per la pista. Produzione di classe e arrangiamenti che non stancano. Se lo sentissero gli Animal Collective...

(7.3/10)

Scheda: CFCF

Pubblicazione: 01 Gennaio 2010

File under: balearic glo

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Marco Braggion
Marco Braggion (Album 2009)

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