Un canadese, un irlandese e un'inglese che si incontrano nei “verdi giardini dell’Università di Glasgow” e fondano un gruppo che porta il nome di una pittrice Amish raggiunta da una certa fama underground dopo essersi trasferita a Berlino per poi scomparire nel nulla in seguito alla caduta del muro può fare solo un genere di musica: il famigerato indie-pop-da-cameretta, croce e delizia per tutti coloro che sì la malinconia, sì la tristezza, sì le atmosfere sognanti e crepuscolari ma ogni tanto anche scendere in strada e annusare l'asfalto no che non è male.
Così i Zoey Van Goey, ultima scoperta Chemical Underground, invero camerettari ma non così tanto. I tre infatti narrano con spirito naïf, voci dolcificate (due: una maschile e una femminile) e melodie a ventosa le loro magagne sentimental-amicali, ma ogni tanto aprono anche le finestre della loro stanza e durante una giornata di cielo sereno con qualche nuvola all'orizzonte guardano il mondo o almeno quel che appare a loro come tale. Per il resto fanno ciò che ci si aspetterebbe da qualsiasi pop-band degna di questo nome, ovvero canzoni confortanti e fantasiose, nelle quali da un armamentario strumentale assai assortito (chitarre, piano, synth vari, ma anche banjo, drum machine, viola, dulcimer, casiotone e l'immancabile xylophono) emerge soprattutto un'anima folk-pop tutta arpeggi legnosi e coloratissime foglie che cadono.
Con City is exploding, riflessione non del tutto comprensibile sull'apocalisse che sta per arrivare, provano a scrivere la canzone e quasi ci riescono, con quel tanto di atmosfera irlandese che date le origini di uno dei tre componenti è anche normale che venga fuori. Buon esordio insomma, e bello l'artwork del booklet un po' fiaba, un po' fumetto, un po' realtà come loro.
(6.7/10)
Scheda: Zoey Van Goey
Pubblicazione: 06 Dicembre 2009
File under: indie-pop
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