Recensione
Keep It For Later Namosh
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synthpop Voti redazione e staff

Namosh

Keep It For Later

Crippled Dick Hot Wax

Mitteleuropeo fino all’osso, Namosh. I suoi synth risuonano della tradizione che ha investito anche gli Ultravox di Vienna, ma lui è capace di rivolgersi, oltre che al suono, alle melodie di quasi-decadentismo da centro-Europa. Come See Me è un manifesto, uno dei brani sci-fi-synth-pop più riusciti che mi sia capitato di ascoltare. Una canzone bilanciata e progressiva come appunto solo quegli Ultravox avevano saputo fare. Contiene e si chiude con quell'organo che pare essere lo strumento preferito di Namosh, al secolo Namosh E. Arslan, tedesco classe ’81, di origine curda e di stanza a Berlino. Peccato che poi Who Were You? sia una ballata melensa che scivola sulle proprie intenzioni, cioè omaggiare il synth-pop di fine Ottanta.

Del resto sta tutto qui il filo su cui cammina Namosh, in bilico tra proprietà di penna e caricatura. Arslan è un poseur, che sa spaziare da Jean Michel Jarre (Farever) al canto a cappella (Entrain). È un performer, che comunica la voglia di salire sul palcoscenico anche mentre lo si ascolta su disco. È uno che immaginiamo vestito da ballerino dada, a fare gesti con una mano, mentre con l’altra suona la tastiera in Two Pieces (in cui risuonano i Tuxedomoon, altro gruppo che parla pietanze europee). In questo modo ha convinto anche Bjork, che nel 2005 ha dichiarato di ritenere Cold Cream (singolone elettropop a firma Namosh, appunto, confluito l’anno dopo nel primo album, Moccatongue) la sua preferita dell’anno. E ci siamo convinti anche noi.

(7.0/10)

Scheda: Namosh

Pubblicazione: 10 Dicembre 2009

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Gaspare Caliri
Gaspare Caliri (Album 2009)

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