Per questo quartetto bristoliano è il secondo album, dopo quel Songs From The Lodge che nel 2006 consentì loro un paio di singoli nelle classifiche UK ed una certa fama nel paese del sol levante. Non era abbastanza, ovviamente, per una band la cui ambizione presumo sia pari alla freschezza del piglio pop, una formula che sbriglia melodie baldanzose e un pizzico indolenzite in sella a chitarre generose ai liiti del volitivo. Ogni complessità emotiva risolta anzi spianata in un vero e prioprio tritatutto adrenalinico, un po' come usano fare da qualche tempo gente come Killers, Bravery e Kooks, tanto per abbozzare la cerchia stilistica.
Nel caso specifico, la voce di James Williams possiede quella marcia in più che ce li fa sembrare dei nipotini pettoruti degli Smiths morsi da una tarantola che arriveresti persino a dire Hüsker Dü (solo e soltanto per il piglio da gioiosa macchina da guerra pop). Schema tattico che si prende una tregua con la sola The Bells Of St. John, ballatina sognante pescata in un acquario fifties, buona a scomodare scampoli d'immaginario New Pornographers, fermo restando lo stampo brit della cosa.
Molto talento e poco genio, contagiosi ma sostanzialmente innocui, ergo: radiofonici a palla. Ci siamo capiti?
(6.4/10)
Scheda: New Rhodes
Pubblicazione: 14 Dicembre 2009
File under: indie pop rock
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