Recensione
Warm Brother Digital Leather
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indie-synth Voti redazione e staff

Digital Leather

Warm Brother

Fat Possum

Warm Brother vuol dire omosessuale, secondo un’espressione gergale nazista. E giù a cercare di capire sotto quale registro il titolo del nuovo album di Digital Leather, il primo per Fat Possum e il primo realizzato in studio, citi quel modo di dire.

Che sia ironico o meno, sicuramente Shawn Foree è un ragazzo che si diverte a suonare con synth e chitarre d’annata. Dopo qualche uscita per l’etichetta dell’amico Jay Reatard, la Shattered Records, ci ri-presenta oggi i suoi strumenti preferiti – a fronte di un lavoro di realizzazione più professionale - nel contenitore a volte poco più che pretestuoso di una raccolta di canzoni. E abbiamo detto quasi tutto. Manca giusto dire che Warm Brother suona come un indie sintetico che va nel filone tanto di Beck che a volte degli Eels (All The People), senza risparmiarci evitabili momenti synth-pop (Modern Castles, Gold Hearts). Ma i protagonisti sono i suoni, anzi la loro pasta, per usare un termine caro a chi coi sintetizzatori ci ha a che fare fin nel metalinguaggio. La sovrastruttura diventa struttura. L’intro del disco in questo è rivelatore, e affascinante, per quel pubblico, mentre poi i brani passano senza farsi ricordare (tranne casi isolati come Your Hand, My Glove, punk sintetico semplice e rotondo; o come Homesick For Terror, dove si compie l’equilibrio tra scrittura e cultura strumentistica). Ma se così è, come ci pare, niente ci farà voltare quando sentiremo che è uscito il prossimo disco di Digital Leather.

(6.0/10)

Scheda: Digital Leather

Pubblicazione: 02 Dicembre 2009

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