Esistono diversi modi di raccontare il deserto. Quello che Jon Porras ha scelto di scrivere con il suo progetto solista Elm, è il capitolo più mistico e metafisico di una ideale e ineasauribile desert session che percorre tutta la storia del rock. Metà esatta del duo di drone masters di stanza a San Francisco, chiamato Barn Owl, già autori di per sé di una musica quanto mai alienata, quella di Elm è una fantasiosa elegia degli spazi vasti. Una base quanto mai blues su cui sperimentare diverse gradazioni di echi e riverberi a mimare un infinito che sembra potresti toccare con una mano. Porras è un eccellente pittore di paesaggi. Di quelli languidi e abbandonati.
Lontano da Dio e dagli uomini, una natura silenziosa e ripiegata su se stessa cura le proprie ferite ricurva sul ventre molle delle proprie debolezze. Elm mima con pochi mezzi una panoramica immensa: sparute corde di chitarra acustica, scheletro blues su cui innalzare cattedrali di droni maestosi come aurore boreali (Nemcatacoa, Arc Of Wisdom); echi di sirena su note sostenute dal piglio ipnotico (In The Shadow Of Red Rock); romanze folk che si sciolgono acide al sapore di peyote e droghe pellerossa (Silver Dust In Moonlight, Sacrament At Dusk).
Il country-drone di Elm è come il western in bianco e nero di Jarmush, una radiografia di elementi mitici che come una visione alterata dagli acidi distorce le cose più evidenti per rivelarti quello che c’è dietro.
(7.5/10)
Scheda: Elm
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