Musica che muove fantasmi e animi inquieti come marionette in un teatrino al di là del tempo, ovvero come flirtare con l’ambient e la psichedelia facendo tesoro della tradizione. Gli Zelienople del 2009 meritano di essere considerati gli unici legittimi eredi di gente ben oltre la sostanza come Talk Talk, Bark Psychosis e Slowdive.
Give It Up è infatti lavoro che non si presta a fraintendimenti e gioca subito, in maniera quasi istintiva, la carta della classicità. In altre parole, il trio di Chicago sta provano ad interfacciarsi con i propri modelli travalicandoli secondo il proprio gusto e la propria estetica e qui sta la vittoria del loro approccio a tratti quasi calligrafico con la band di Mark Hollis. Pertanto questo nuovo lavoro si permette subito un intro di oltre sette minuti (Aging) che, senza alcuna paura di suonare eccessivamente lenta, fa della proprio del suo passo malfermo e sospeso l’ideale porta di ingresso in un territorio languidamente psichedelico.
Musica che sa essere felice ibrido tra i Pink Floyd più mistici e gli Slowdive più epici (Can’t Stop) o tenebrosa discesa nel mondo dell’ombra al suono di un Badalamenti ai confini della realtà (All I Want Is Calm). Il meglio, i tre lo raggiungono quando la forma convive con l’astrazione, quando i residui di una forma canzone ormai provata ed abusata in tutti i modi, passano in maniera quasi impalpabile nel regno dell’informale (Little Little Eye-Full, Flurry). Ben più a fuoco e rifinito del precedente lavoro su Type, Give It Up consegna i suoi autori tra gli eroi della psichedelia anni 2000.
(7.5/10)
Scheda: Zelienople
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