Recensione
Cover image
Genere

minimal dubstep

Data di uscita

Ottobre 2009

Pubblicazione

30 Novembre 2009

Shackleton

Three EPs

Perlon

Sam Shackleton è il personaggio dietro Skull Disco (assieme all'amico Appleblim), giovane label di culto pompata da opinion leader come The Wire e Mary Anne Hobbs, vicina al mood asciutto e astratto di gente come Digital Mysticz (li trovate su Dubstep Allstars Vol. 07). Affida però alla tedesca Perlon, decisamente fuori dai soliti giri dubstep, il debutto sulla lunga distanza: nove pezzi su tre EP. Il perché è abbastanza chiaro: Shackleton è un produttore che non parte dal dubstep e che ha fatto sua prima di tutto la lezione della minimal techno (da Thomas Brikmann alla Basic Channel) e della deephouse minimalista (dalla jazzofilie delle origini agli elicotterismi di un revivalista radicale come Omar S), tingendo il tutto di tribal, facendone il cuore di un desolato scenario dubstep. Una minimal che si veste di dubstep, un dubstep che si nutre di minimal.

Dici tribal e pensi a Luciano (che guardacaso su Perlon ha stampato delle cose, come del resto Ricardo Villalobos, con cui il nostro ha collaborato), ma qui ovviamente non c'è nessuno tributo al sole, semmai colori scuri illuminati dalla bruma londinese. Le composizioni ci sono (scenari ambientali pittati benissimo), nessuna ruffianeria timbrica, e però vince lo stesso quello: un suono che sa di organico, legno su legno e pelli tirate, come in molte delle migliori cose electroniche degli ultimi anni, dalla gommosità dei Cobblestone Jazz alla porcellana e al budello di Bruno Pronsato e del nostro Andrea Sartori. Minimalismo sì, e fino al pauperismo produttivo di There's a Slow Train Coming, ma con puntate anche più generose come in Mountains Of Ashes. Disco austero, compatto, elegante. Musica desolata ma non disperata, in questo Shack diverso da Burial o Flying Lotus.

(7.5/10)

Scheda: Shackleton

| Archivio
Gabriele Marino
Gabriele Marino (Album 2009)