Recensione spot
Wild Nights, Quiet Dreams Hollowblue
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rock Voti redazione e staff

Hollowblue

Wild Nights, Quiet Dreams

A Cup In The Garden

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Disco dopo disco - siamo al terzo - gli Hollowblue stanno ritagliandosi un mondo proprio. A forza di storie che esplorano, indagano, mettono in scena e alla prova le turbe esistenziali, il dilemma del sentimento, l'ombra terribile ed enigmatica della morte che guata le caviglie. Romanticismo noir dal piglio assieme cinematico e letterario, ogni canzone l'atto di una rappresentazione teatrale ben delimitata, che procede per situazioni scenografiche in bilico tra rock incandescente e cantautorato mitteleuropeo.

T'imbatti quindi in una mischia tra ugge cameristiche e ghigno elettrico, frenesie da blues sclerotico e jazzato (le vampe di tromba, il pianoforte prezioso ed elusivo...),come dei Dirty Three alle prese con l'idioma languido e sferzante d'un Paolo Benvegnù (impressione rafforzata dal sorprendente finale in italiano di Sigma), o come un Nick Cave in bilico tra laconico struggimento Venus e rovello Morphine (come nel melò appassionato e ossessivo di Wild & Scary). Altrove l'impasto si tinge di asprezze desert, come la murder song da mariachi impazzito di Honeymoon, sempre però sul punto di contagiarsi d'altro, come le suggestioni tra Canterbury e deserto Mojave di The Last Day, per non dire della "texbalcanica" Shout, cogli umori decadenti e la febbrile escursione art-wave sbilanciata prog.

Quando se la giocano più dura, sanno essere assieme saturi ed eterei (una You Cannot Stop che potrebbe addirittura piacere ai fan dei Placebo), acidi e tormentati (il funky nervoso di I've Go The Key To Change The World). Poi ci sono le ballate, un po' Leonard Cohen e un po' Radiohead, tutto un caracollare fra tumulti sanguigni ed ebbrezza malsana (su tutte la trepida Wild Dogs Run, ospite Sukie Smith al canto), salvo poi spiazzarti in chiusura di programma con una Cry Hell! che imbastisce un raga psych febbrile come un bolero deragliato tra Haight-Ashbury e CBGB's.

Sound elaborato, denso e intenso per un disco che sgrana complessità risolte come un rosario d'inquietudini. Gli Hollowblue sono una signora band. 

(7.3/10)

Scheda: Hollowblue

Pubblicazione: 04 Dicembre 2009

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2009)

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