Recensione
Naam Naam
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heavy psych Voti redazione e staff

Naam

Naam

Tee Pee

Trasuda spiritualità da ogni poro l’universo Naam, terzetto americano di lungocriniti asceti e devoti al versante più mistico del suono psichedelico odierno. I 17 monolitici minuti di The Kingdom che danno la stura all’omonimo esordio danno il segno del tutto: un crescendo sepolcrale sul quale si innestano rifferama hard-rock e vocals effettate che, una volta raggiunto il climax, si accartocciano su se stesse in un tripudio di miasmi mediorientali e intrecci doom-stoner.

Gli Sleep privati della fattanza e gli Om dell’ultimo periodo (quelli della svolta mistica, per capirsi) sono gli ovvi punti di riferimento del suono arcaico del trio, ma non di limitati orizzonti si tratta; fuzz a go-go e una certa predilezione per atmosfere spacey e kraute tirano dentro l’ipotetica cosmogonia del fenomeno Naam anche Can e Hawkwind, Black Sabbath e le nuove leve dell’heavy-psych contemporaneo (Mastodon, Earthless, Ancestors), Monster Magnet e certi campioni open-minded dell’era grunge, Soundgarden su tutti.

Naam, insomma, ci consegna una band in totale espansione, capace di insidiare a breve i mostri sacri del genere, e nello stesso tempo consacra la scena heavy psych newyorchese, in cui Ryan Lugar (chitarra, voce), John Bundy (basso, voce) e Eli Pizzuto (batteria, percussioni) sono in bella compagnia: White Hills, Weird Owl e perché no? pure Psychic Ills.

(7.0/10)

Scheda: Naam

Pubblicazione: 01 Dicembre 2009

File under: heavy psych

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Stefano Pifferi
Stefano Pifferi (Album 2009)

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