E' uno Zorn ispirato quello che torna alla freschezza e alla comunicatività delle sue migliori "cose leggere", come The Gift (2001) e Invitation To A Suicide (2002). Esplora motivetti semplici e deliziosi con un jazz da camera (il solito Greg Cohen al contrabbasso, Rob Burger al piano e Ben Perowsky alla batteria) che guarda al pop-rock, sorta di lounge mistilingue dai toni pastello. Numeri jazz, tango, funk e dolci ballad, protagonista un pianoforte che fa proprie certe iterazioni del minimalismo, fino alla solarità agrodolce del quadretto Miramar, vero gioiellino di romanticismo zorniano. Che il disco sia un omaggio alla Bay Area e a personaggi come Clint Eastwood, David Lynch e Mike Patton è cosa poco evidente, e francamente poco importa.
(7.3/10)
Scheda: John Zorn
Pubblicazione: 16 Giugno 2009
File under: jazz, pop-rock
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