Recensione
Beat Of Our Own Drum JC Brooks & The Uptown Sound
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vintage soul Voti redazione e staff

JC Brooks & The Uptown Sound

Beat Of Our Own Drum

Vampisoul

A meno che non si tratti di una (non granché) umoristica boutade, JC Brooks e i tre Uptown Sound - visi pallidi provenienti da Chicago a chitarra e sezione ritmica - hanno una bella opinione di se stessi. Si descrivono come Otis Redding accompagnato dagli Stooges. Beato il “brother” che ci crede, essendo la verità ascrivibile alla moda che nell’ultimo lustro testimonia un ritorno al soul come lo si suonava nei Sessanta e/o nei primi Settanta. Non possedendo corde vocali memorabili, JC si appoggia ai propri santini - Curtis Mayfield, Donny Hathaway, giustappunto Otis - mentre la band gli sfacchina dietro con appassionato calligrafismo. Dunque non si capisce che c’entri l’approccio iconoclasta alla negritudine di Iggy Pop e soci, giacché la filologia domina e siamo lontani dalla ruvidezza dei BellRays (l’ottimo stomp Baltimore Is The New Brooklyn vorrebbe ma è troppo stiloso…).

Forse dal vivo le cose stanno diversamente: fatto è che del manuale del perfetto soulboy non manca nulla, dai “booty shakers” (Alright, l’invocazione al fu patron della Motown Berry Gordy in Berry Please…) alle sensuali ballate (Here Comes The Fall) e gli spigliati tempi medi (Love One Another, 75 Years Of Art Sex); trovate il gusto pop “di una volta” (Hold You Back, una He Does The Town che immagina il giovane Joe Jackson risvegliatosi con la pelle nera) e la produzione puntualmente elegante. Tutto “piuttosto” godibile, comprese liriche non banali che compensano la penna non esattamente brillante ed è uno dei due problemi. L’altro essendo la carenza di personalità che fa spiccare il balzo autentico sopra la massa.

(6.8/10)

Pubblicazione: 08 Dicembre 2009

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Giancarlo Turra
Giancarlo Turra (Album 2009)

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