Andrea Salvini sta' a metà strada tra la musica di Barry White – e di conseguenza del suo più prossimo emulo, Mario Biondi – e certo crooning traviato dal jazz, canzone d'autore e funk, easy listening e melodia. In una terra di mezzo che è un equilibrio precario, vista la pericolosa vicinanza con certi ambienti mainstream in cui sguazzano i furbetti del quartierino, ma anche un piccolo rifugio affidato alla sensibilità di ogni musicista. Fuor di metafora: se sei uno che sceglie la qualità a discapito dell'ammiccamento facile, c'è anche modo di realizzare un buon prodotto.
Salvini ha la fortuna di possedere una voce che non ricalca i modelli citati e una cifra artistica che, salvo qualche caduta di tono, osa qualcosina in più: se in Pesche e Tulipani c'è fin troppa “canzone italiana”, se in Mat Sicuri siamo quasi dalle parti di Love Is In The Air, se nella title track vengono in mente i Dirotta su Cuba, nello scat di Oscar si coglie invece qualche rimembranza Bryter Layter – per lo meno negli arrangiamenti -, in Non chiedetemi si respira un jazz fumoso e affascinante, in Mariposa si gioca con ritmi centroamericani eleganti ricorrendo pure alla steel guitar.
Quando ci si sposta di qualche centimetro dalle coordinate easy che dovrebbero solleticare il giro delle radio commerciali, si ottengono i risultati migliori, nell'ottica di un prodotto che rimane comunque legato a un interplay virtuoso tra pianoforte, basso, batteria e ottoni.
(6.4/10)
Scheda: Andrea Salvini
Pubblicazione: 01 Dicembre 2009
File under: easy listening
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