I tre Pontiak lavorano davvero all’insegna del più spinto stacanovismo: alle spalle hanno un ottimo 12" in coabitazione con gli Arbouretum, un album intitolato Sun On Sun (venduto durante i tour ma ristampato dalla Thrill Jockey) e il validissimo successore Maker che la scorsa primavera richiamò la nostra attenzione. Tutto quanto in qualcosa più di un anno, alternato con un’attività live che le cronache riferiscono intensa e convincente. Può essere fatale l’iperattività, anche per dei bravi ragazzi americani venuti su con una robusta etica del lavoro, ragion per cui ci siamo accostati un poco trepidanti a questa ennesima fatica, composta, registrata e mixata in otto sessioni sparpagliate lungo tre settimane. Abbiamo dato troppi numeri, è vero, e non siamo i soli: fortuna vuole che Sea Voids prosegua imperturbabile e sardonico la rivisitazione psichedelica dell’hard a cavallo tra ’60 e ‘70 condotta sin qui.
Punteggiata da limpide oasi folk (Life And Coral, It's The Life) e rallentamenti che mescolano l’acido lisergico alla codeina (The Spiritual Nurse, World Wide Prince); percorsa da echi attitudinali di Thin White Rope (la stranita Feeling, il brano omonimo) e riduzioni minimaliste del vocabolario appartenuto a Blue Cheer e Black Sabbath secondo la grammatica di Kyuss e Melvins. Un po’ come accadeva nei giovani Motorpsycho, il revival non prevarica l’esecuzione e la scrittura perché ci si volge indietro assorbendo l’ispirazione e restituendola alterata. Trucchi antichi (accordature grevi e rimbombi di batteria; distorsione stordita e stordente) che in mano ai copisti creano un buco nero di patetica nostalgia, qui respirano con personalità sfuggente e intrigante il giusto.
Edizione su vinile limitata a mille copie e mezz’ora di durata da godere a tutto volume, mentre i fratelli Carney - incredibile ma vero! - sono all’opera su un altro 33 giri previsto per il 2010. Ma quando accidenti dormono?
(7.0/10)
Scheda: Pontiak
Pubblicazione: 03 Dicembre 2009
File under: post hard rock
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