Che sia riqualificare in senso nobile brani finiti ingiustamente nel carrello delle canzonette di consumo (Ma che freddo fa di Nada, tanto per dirne una) o recuperare tesori seminascosti dal tempo e dell'incuria della critica (Che cosa sono le nuvole? di Domenico Modugno-Pasolini) o ancora rileggere classici in vita rivelandone attitudini pop non del tutto attese (il difficile ma riuscito tributo a Paolo Conte di due anni fa), quello degli Avion Travel è sempre stato un percorso a mano stretta con la tradizione, come principio e fine di un modo di intendere la musica decisamente obliquo e (chissà che vorrà dire?) postmoderno.
Con L'amico magico è la vota di Nino Rota, ripreso non in senso generale, e quindi generalista, ma calibrando l'attenzione soprattutto sulla collaborazione con Fellini (e Wertmüller, Scorsese, Zeffirelli) in una direzione piuttosto canzonettara, e quindi meno conosciuta, a sfavore dei temi più celebri – che ci sono, seppur rispettosamente interpretati: vedi un Amarcord che con dobro e vibrandoneon si fa desertica e stellata come il canto notturno di un pastore errante della Pampa.
Il risultato, lo diciamo subito, è ottimo. Perché gli Avion Travel in compagnia dell'Orchestra Camerata Ducale di Vercelli fanno una cosa semplice e difficile allo stesso tempo: calcano la mano sull'aspetto onirico della musica di Rota ma evitano (quasi) del tutto quello circense-surreale-utopico, che fatti i conti rimane solo nella chiusura (ovvia, ma a quel punto ci sta) con La passerella di “8 e mezzo”.
Il nodo sta nella scelta dei brani, tutti attraversati da un leggero tratto verticale, volatile, se non addirittura spirituale, che i tre casertani amplificano a dovere. Gli Avion Travel del tributo a Rota, come di quello a Conte, non hanno più un suono da Piccola Orchestra (e difatti è scomparsa quella parte di nome) ma da ensemble modernista, vedi una Giulietta Masina di Caetano Veloso – reintitolata non troppo felicemente Pelle bianca – coverizzata come l'avrebbe rifatta Arto Lindsay.
L'utilizzo di didascalie blues, eleganze pop anche radiofoniche e accenti nu-jazz è al servizio di una materia da manipolare tenendone intatta l'identità, che ha come protagonisti la solita interpretazione teatrale di Peppe Servillo e qui come non mai la chitarra di Fausto Mesolella, abile nel passare da pennellate aeriforme quasi Robert Fripp (la sinuosa Parlami di te) a terrigne narrazioni acustiche che rispondono alla volta celeste dell'orchestra (lo strumentale The immigrant, da “Il Padrino II”), fino ai soliti campi lunghi morriconiani quali conferme di una tendenza cinematica a tratti un po' ridondante.
L'orchestra dal canto suo sottolinea e riempie, a volte esagerando secondo il difetto di molte produzioni italiane ad alta tiratura. Ma tanto il resto della magia, non come mero incanto ma proprio come tensione verso il mistero, lo fanno le composizioni di Nino Rota. Almeno tre su tutte: l'architettura mistica di Ai giochi addio (da “Giulietta e Romeo” di Zeffirelli) con gli archi sapientemente attraversati da un gorgoglio elettronico di maniera ma efficace; una perlacea e sontuosa Gelsomina (“La Strada”) perfettamente interpretata da Servillo e il divertissement in zona Beatles di Bevete più latte (“Boccaccio '70”), colorato come una b-side di Yellow Submarine e la guest di Elio senza Storie Tese.
Completa il tutto un dvd con sei brani registrati agli Arcimboldi di Milano lo scorso maggio, quando il progetto venne presentato. Avion Travel in grande spolvero.
(7.4/10)
Scheda: Avion Travel
Pubblicazione: 25 Novembre 2009
File under: pop d'autore
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