Vicino più a Washed Out (e in distanza perimetrica dal wizkid Neon Indian), Dayve Hawk aka Memory Tapes (e prima Memory Cassette) è uno di quelli che con gli Ottanta ci lavora pesantemente senza dimenticare alcune lezioncine. Flirta gagliardo con l'idm infantile firmata Aphex Twin (Bicycle), con le krauterie sintetiche, osserva iperlucido resistendo agli oppiacei e poi c'è l'house. Parigi. I Daft Punk. Il suono vintage dai campioni neri di vent'anni prima, la materia dell'arrangiatore più che dell'autore, del remissatore più che del musicista puro.
Quando c'ha le melodie in testa, Hawk le pensa black nell'accezione della sua Philadelphia e la mano è quella del dj chino sull'euro-disco, eppure non siamo in una groove mission: metà scaletta è fatta di canzoni che si fanno contenitori. Si parte in un modo per poi finire in un altro. Si aprono sipari inaspettati e di lì, come nelle cose di Ariel Pink, non sai mai bene come andrà a finire. Prendi Graphics: memorabilia istantanea di Cocteau Twins, chitarre Cure, riff New Order e Yellow Magic Orchestra, spezie a sorpresa amate e poi affogate in altre.
Il mood è il tratto aggregante. Chiamiamolo glo-fi. Roba velata, zuccherosa e all'occorrenza new age, Tangerine Dream (Pink Stones) e di nuovo in risalita WARP. E non mancano neppure l'indie song (Plain Material), il dancefloor in veste DFA (Stop Talking) e il classico momento del sole che cala all'orizzonte in un finalone da ben 22 minuti (Treeship). Frankie Knuckles è li a sorriderti da lontano. E' un laboratorio. Ma l'alchimista sa il fatto suo. Che trip.
(7.1/10)
Scheda: Memory Tapes
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