Non ci girano intorno, i Pipers: quattro napoletani dediti al verbo del brit-pop. Lo fanno del 2007, con tanto entusiasmo e convinzione da guadagnarsi il ruolo di opening act per le date italiane di The Charlatans e Ian Brown, ottenendo altresì il ticket per suonare in UK con relative note di merito da parte della stampa d'Albione. Ed eccolo quindi inevitabile l'album d'esordio, intitolato - tra l'arguto e lo sbruffone - No One But Us, nel quale appunto ribadiscono i paletti attorno alla loro sbandierata attitudine.
Che è brit nel senso di indie-pop emotivo e casomai acidulo per non dire sognante. Nel guado insomma tra estro baldanzoso (come in Britpop Lovers, in pratica una dichiarazione d'intenti) e sbrigliatezza sbarazzina (la briosa Sick Of You, col coretto al sapor di college e vaghi aromi John Lennon nel ritornello), tra apprensione affabile (la title track) e turgori psych (Flourish Again, roba da cuginetti svenevoli dei Verve), passando dalla ballata popadelica di Don't Ask For More (come potrebbero dei Manic Street Preachers in fregola Elbow) a quella tra chamber e twee di Eveline (con l'indie che comunque entro gli rugge).
I limiti sono quelli tipici delle band al debutto, ovvero certe cadute di tono, gli episodi interlocutori che non sanno elevarsi oltre l'insipido (è il caso di Chance e Bitter, tanto per metterne due in croce). Lo sanno tutti del resto che la differenza tra le grandi squadre e le matricole, seppur "terribili", passa anche dalla continuità dell'azione. Ragion per cui, tempo al tempo.
(6.6/10)
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Sembra piovuto dal nulla ma da anni gira nell'underground out-hop USA. A Sufi And A Killer è una rivelazione. Oltre la Warp e l'Anticon, lo yoga e il misticismo, Tom Waits e Flying Lotus...
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