Ogni musicista ha un personale “crocevia”. C'era il Diavolo in persona – almeno, così si narra – ad attendere a quello di Robert Johnson per sottrargli l'anima e farlo diventare il più grande bluesman di tutti i tempi. Al loro, Settimo Serradifalco e la sua cricca hanno invece incontrato il nostro Cesare Basile, che non sarà forse l'Anticristo ma certo rimane uno dei migliori autori italiani in circolazione. Ad accomunarli, oltre alla provenienza geografica, un folk rinsecchito, notturno, in bilico tra canzone d'autore e cadenze popolari.
Se per l'esordio - Donsettimo - i punti di contatto tra il mentore e i discepoli erano evidenti, tra le pieghe del seguito Notte di mamma (prodotto sempre da Basile) le cose cambiano: il gruppo allarga lo spettro delle influenze e al tempo stesso affonda le mani nella tradizione locale, da un lato citando Tom Waits (Viziosa) e Vinicio Capossela (Il vangelo di Toto' e Padrino compagno) e dall'altro omaggiando anche artisti distanti anni luce dall'immaginario rock come Renato Carosone (Sceriffo, non a caso cantata in dialetto).
Nessuna contraddizione e nessuna imitazione, comunque. Semmai un'ispirazione dai presupposti riconoscibili, in accordo con venature autoriali ancora presenti (soprattutto nei testi, risultato di un taglia e cuci magistrale) e certi aromi bandistici che già nel primo episodio rivelavano una Sicilia sempre più vicina.
(7.3/10)
Scheda: Donsettimo
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