Recensione
Climb Up Apse
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indie pop Voti redazione e staff

Apse

Climb Up

ATP Recordings

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L’effetto è a dir poco straniante, tanto che ci si ritrova spesso a guardare nomi e copertina, note e rimandi online per comprendere se questi Apse sono “quegli” Apse. Per capire come sia possibile che il gruppo che nemmeno 3 anni fa distribuì, prima in solitaria, poi con l’appoggio nientemeno che della ATP, lo splendido Spirit sia lo stesso dietro questo Climb Up.

L’esordio era infatti un album wavish che riesumava sentori da trance-rock californiana piegandoli di volta in volta agli stilemi della wave, del post-punk, financo del post-rock più dilatato e dreaming. Ma sempre virando quelle sensazioni al nero. Ora il comeback, sempre per ATP, spiazza completamente perché sembra una accozzaglia non troppo originale di suoni di derivazione post-indie pop in cui i tratti che facevano risaltare Spirit restano seminascosti o in secondo piano. Un album fatto di pezzi malinconici, struggenti, al limite del gothic sound in alcuni casi (All Mine), romantici e progressivi in altri (le aperture ariose di The Return), altrove pericolosamente vicini a orchestrazioni catchy alla Arcade Fire (3.1) o – peggio ancora – ad un pop intriso di sentimentalismo di matrice radioheadiana (al limite del plagio, in Lie). Insomma, non un brutto disco: ben suonato, sentito, appassionato nelle sue scelte ma totalmente distante dal precedente. Ma forse la chiave di lettura per interpretare quanti danni abbiano fatto Thom Yorke e soci alla comunità musicale underground è proprio in dischi come questo. Una sufficienza di stima nella speranza che rinsaviscano presto.

(6.2/10)

Scheda: Apse

Pubblicazione: 14 Novembre 2009

File under: indie pop

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