Le ragazze che ambiscono al trono del pop. Anne Lilia Berge-Strand, la piccola grande norvegese in comeback. Ed è già gara e parallelo obbligatorio con l’impertinente La Roux. Annie parte favorita. Uno: l’album che ha sbancato, quell’Anniemal che nel 2004 ha fatto alzare le antenne anche a Pitchfork (il singolo Heartbeat è stato inserito addirittura nella top 20 del decennio). Due: il pregevole mix DJ Kicks su !K7 (targato 2005). Tre: la provenienza da Bergen, ovvero dal calderone Telle Records che ha sfornato gente del calibro di Kings Of Convenience e Röyksopp.
Ma torniamo al ring. La bionda e la rossa, si diceva. Se per l’albionica c’era l’impertinenza del palco, qui ci sono pulizia e raffinatezza. Annie è la secchiona della classe, quella che non la saluti perché è troppo tutto: bella, intelligente, misteriosa e simpatica. L’altro paragone now è se volete anche con Lady Gaga. Quest’ultima almeno ha la patina rozza della tedescona uscita dalla birreria con il grasso del wurstel mit kartoffen sotto le unghie. Qui invece non ti puoi attaccare a niente, tutto è asettico, come nelle installazioni giapponesi alla Biennale, quei mondi perfetti al neon con la popness che ti mette a disagio. Annie è quindi un robot post-Kraftwerk che incarna le visioni patinate sulle fashion cover ma che ha anche la storia delle indie-stars (la prematura morte del partner Tore Korknes nel 2001 la avvicina infatti a noi comuni mortali).
Dopo qualche controversia con i Girls Aloud e dissapori varî con la linea della Island (che hanno fatto cambiare idea alla ragazza oggi approdata su una indie label), abbiamo finalmente il ciddì definitivo. Il suono è quello che ognuno si aspettava: Madonna meets Kylie Minogue meets Nelly Furtado. L’essenza storica incarnata pop si professa ancora una volta per l’esercito dei non più teen che oggi sono transformers poshy (e che una volta erano paninari). Per capire cosa gira nelle menti dell’ascoltatore medio è necessario sostare su questo sussidiario della gioventù uber-00.
La voce nordica e wasp che muta con la base break hop (Hey Annie), lo spettro degli 80 che non incombe ma che aiuta con le sue tastierone e laser (My Love Is Better è puro distillato Ciccone, The Breakfast Song e Songs Remind Me Of You sono Sabrina Salerno senza tettone), i synth maranza 90 (Bad Times), la classe nella traccia omonima puro distillato teen-floor, l’accenno al fidget e alle esperienze di Miss Kittin (altro santino che Annie ha nel wallet) in I Don’t Like Your Band e per chiudere l’obbligatoria ballad (When The Night).
O bionda, surfa ancora sulle onde quadre della cresta ingellata del pop.
(7.5/10)
1
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Moritz von Oswald Trio - Vertical Ascent (8/10)
2
Antony and the Johnsons
The Crying Light (8/10)
3
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4
Animal Collective
Merriweather Post Pavilion (8/10)
5
Harmonic 313
When Machines Exceed Human Intelligence (7.9/10)
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