Recensione
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Genere

canzone d'autore

Data di uscita

Settembre 2008

Pubblicazione

11 Novembre 2009

Max Manfredi

Luna persa

Ala Bianca

La Targa Tenco 2009 come miglior disco dell'anno sigilla un percorso lento (cinque dischi in diciotto anni) ma attento a rivitalizzare una canzone d'autore ultimamente in debito d'ossigeno. E probabilmente se Max Manfredi fosse nato una decina di anni prima, lui classe 1956, oggi ce lo ritroveremmo nel pantheon del cantautorato nostrano. Questioni di tempi mutati, ma anche di un approccio alla canzone che cercando nella complessità la propria cifra – una complessità che è continua generazione di sfumature e punti di vista inediti, lontana da ogni sterile sortita – si trova fuori rotta rispetto al tutto-subito degli anni zero.


Luna persa nasconde significati fin dal titolo, nel quale l'aggettivo non corrisponde a “perduta” ma ad un participio passato fuori uso significante rossastro; dunque una luna rossa, di smog, di città. E si autoalimenta nelle tredici canzoni previste di un continuo intrecciarsi di influenze che partendo dall'ultimo Fabrizio De André allargano la propria anima mediterranea a stralci classicheggianti, fragranze balcaniche e slave, esotismi turco-indiani alla Paolo Conte e sparuti inserti elettronici che completano un arco strumentale nel quale non manca proprio nulla (archi, fiati, contrabbassi, glockenspiel, bidoni, mandolini ecc...).

Manfredi, lo dicevamo, ha tanto del classico cantautore italiano, vuole che le parole pesino e lascia che siano pesanti, ma allo stesso modo esige sostanza dagli spartiti. E l'esito è spesso frutto di strategie ben studiate, per accumulo o contrasto emotivo. L'ora del dilettante monta incubi e tensioni di un mondo ammattito dove trionfano i mediocri con archi tellurici e cromorni rinascimentali; Il regno delle fate narra su toni da fiaba di chitarra, piano e spring drum il brulicare di vita multiforme di una viaggio in treno dove ognuno si cerca un senso; Zimbalom sparge magie e sensualità in un viaggio da Belgrado a Bombay passando per Istanbul.

In chiusura, prima della riproposizione di un vecchio duetto proprio con De Andrè (che di duetti ne faceva davvero pochi) su La fiera della Maddalena, Il morale delle truppa lancia su un'andatura da marcia slava una storia di decadenza da vodka e trincea, mentre Il treno per Kukuwok dichiara programmaticamente la poetica del genovese: da «un cartello sballato in stazione a Pavia» che appunto reca la destinazione Kukuwok nasce infatti una fantasia folk (come il Vinicio Capossela quacchero di Da solo), dove i pendolari diventano nuovi indiani di «praterie con aziende vinicole doc» in fuga verso quel luogo fantastico generato dalla follia di un display. L'identica follia, amplificata da una curiosità intellettuale inarrestabile, che attraversa tutte le canzoni di Luna persa: oggi disco outsider che fra qualche anno potremmo tuttavia considerare parecchio importante.

(7.4/10)

Scheda: Max Manfredi

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Luca Barachetti