Non poteva che essere Londra, città-mondo da sempre epicentro di molteplici innesti e contaminazioni, a propiziare la nascita di questi The Very Best, sodalizio che unisce il duo di produttori/dj Radioclit (il francese Etienne Tron e lo svedese Johan Karlberg) ed Esau Mwamawaya, giovane talento originario del Malawi con in curriculum svariate esperienze musicali. Succede che i tre si incontrano in un negozietto d’usato, si fiutano ed evidentemente si piacciono, tanto da decidere di capitalizzare i rispettivi background dando vita a una nuova creatura sonora. Risultato: il folgorante mixtape-manifesto diffuso gratuitamente in rete sul finire del 2008, oltre 300.000 download pervenuti sul loro myspace a far montare l’onda dell’hype e un altro bel colpaccio assestato ai danni delle detestabili major.
Considerate le premesse, c’era da attendersi un esordio coi fiocchi, e così – per una volta – è: dodici tracce in programma, dodici formidabili schegge pop che sorvolano coordinate d’ogni genere (geografiche, musicali, linguistiche) muovendo verso nuovi orizzonti, sorta di immaginaria free zone al crocicchio fra lucidità contemporanea (vedi i beat ultracromatici e i calibratissimi innesti elettronici) e slancio ancestrale (il mantra innalzato al cielo d'Africa sulle note della conclusiva Zam’dziko). World music a uso e consumo delle platee indie rock, si dirà, e allora ben venga un pezzo come Rain Dance – con quella ritmica battente che pare prendere di petto le fregole afro dell’ultima Bjork (altezza Earth Intruders) e una special guest del calibro di M.I.A. – ad aprire le danze, laddove la title track (altro ospite di riguardo, Ezra Koenig dei Vampire Weekend) è miraggio pop memore del Paul Simon sudafricano.
E il resto? Tutto un susseguirsi di polifonie estatiche (Yalira), esotismi da stordimento dei sensi (Ntende Uli, Kamphopo, uno dei due pezzi ripescati dal mixtape, l’altro è un remix di Kada manja) e aperture melodiche semplicemente irresistibili (Julia, Chalo). E allora non resta che denudarsi, commuoversi e ballare.
(7.3/10)
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