Se vi ricordate di Ariel Pink e di quel mostruoso caleidoscopio di musica che ha creato, è possibile che vi venga un piccolo groppo in gola al solo pensiero di tanta spaventosa glassa pop autosabotata e mandata direttamente al candeggio della memoria. Eppure, una volta sentita e soprattutto interpretata, quella lezione non si dimentica perché non è soltanto una strategia lo-fi, ma un autentico portale. E se c'è gente che tra droghine fatte più o meno in casa e frittura di neuroni davanti alle consolle è finita a fare la solita tiritera del dopo Dinosaur Jr, vedi Wavves, qualcun altro, più nerd e casalingo, ci si è tuffato in quel varco spazio temporale ed è finito dal Texas direttamente dietro le quinte di qualche scadente videoclip inglese degli anni '80.
E' il caso di Alan Palomo per il quale David Keenan (The Wire) cerca di affibbiare l'ennesimo tag. Ipno pop e la definizione ci piace come pure gli amici del Neon indiano che si chiamano Washed Out, Memory Tapes, Teengirl Fantasy, Nite Jewel. Tutti più o meno intepretanti il dogma pinkiano, o perlomeno sedanti la prescrizione perché se da un lato Haunted Graffitti affresca una parete mettendoci dal folk a Madonna, i ragazzi sono totalmente flippati negli Ottanta e salvo qualche incursione sbadata nel Kraut, la loro cup of tea ha dentro le elettroniche da mercatino di Daft Punk e AIR.
Del resto, remando in coerenza, non si finisce tanto lontani dallo psych-caramello di Ducktails e compagnia sintetica. Il distinguo però è ancora una volta pop, polpa di una faccenda fatta di canzoncine scialacquate, remember a palla e colori per forza technicolor quelli dei vecchi Nordmende. Affascinante Alan, pure nelle track dove imbraccia la chitarra; e attenzione ai paragoni con i protagonisti di Investigate Witch Cults Of The Radio Age? o gente di città come Bibio. Questo è l'underground di gente come Girls. Di una generazione diversa.
(7.6/10)
Scheda: Neon Indian
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