Della serie è bello ascoltarli, ma vederli fa tutto un altro effetto. Il titolo spiega già da subito cosa e dove, noi ci aggiungiamo chi: No Age, High Places, Health, Abe Vigoda, Gowns, Foot Village, Mae Shi, Ponytail, Captain Ahab e Barr. In poche parole tutta la scena bislacca e deforme che ruota intorno al locale losangelino da noi ispezionata tempo addietro nello speciale The Smell – Il Profumo Degli Angeli.
Lì cercavamo di dare una ipotesi di direzione comunitaria alla multiforme esplosione di suoni tanto vari quanto eccitanti ed eccitati; ora questo Live At The Smell, ottimamente curato dal regista e produttore Bob Bellerue, ci permette di entrare fisicamente in quel tempietto delle musiche strane – metà squat, metà laboratorio autogestito e vissuto da volontari appassionati e senza grosse pretese che non siano quelle di “divertirsi e produrre cultura”. Soprattutto però questo dvd ci offre la possibilità di tastare (quasi) con mano le performances di alcune tra le più eccitanti bands del sottobosco americano proliferate negli ultimi anni.
Il taglio del dvd non è documentaristico, ma propone una serie di live footage delle succitate band; l’uso di una strumentazione piuttosto povera – più camere a mano e digitali – ha il merito di rendere appieno l’idea di live-show nel regno del diy: campi e controcampi si fondono spesso con le isteriche proposte delle band dello Smell. I fantastici Health, ad esempio, protagonisti di un vero e proprio tour de force strumentale in cui dimostrano alla grande di essere la punta di diamante di un suono a metà tra la wave più rumorosa e il tribalismo più estremo. O le atmosfere sospese, sempre sull’orlo della implo/esplosione dei Gowns; l’aggro-punk in falsetto di Mae Shi; le tensioni percussive dei Foot Village veri e propri trascinatori primitivi; l’anarcoide punk-shoegaze dei (quasi) padroni di casa No Age. Premio alla proposta più personale al one man show al limite della psicanalisi di Barr mentre quello alla proposta più cafona indubbiamente a Captain Ahab, white trash la cui gabber buzzurra e citazionista è nulla in confronto all’adorazione della crew e alla bruttezza dei performer, rigorosamente in mutande.
Insomma, un ottimo documento per indagare ancor più a fondo una idea più che un suono da parte di una crew, quella di Cold Hands, che ci aveva già dato People Who Do Noise, altro docu-dvd sulla scena noise di Portland.
(7.0/10)
Scheda: AA. VV.
Pubblicazione: 08 Novembre 2009
File under: compilation
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