Recensione
From A Window To A Wall Noa Babayof
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folk Voti redazione e staff

Noa Babayof

From A Window To A Wall

Language Of Stone

Recentemente adottata dalla Language Of Stone di Greg Weeks, l’israeliana Noa Babayofprobabilmente non farà parlare di sé più del dovuto. Un disco d'esordio, From A Window To A Wall, che ripropone la ricetta del revival folk più convenzionale. C'è da dire che il genere è ormai divenuto un porto franco per chi è bravino ma non eccelle e inizia a stancare i fedelissimi, mentre i curiosi sono già altrove (vedi le escursioni avant di Fursaxa o gli incroci oriente-occidente dell’ultima Hespvall con Masaki Batoh). E questo non è un invito ad adeguarsi alle mode, bensì un monito a chi decide di dedicarsi al folk a tavolino, mettendo il maquillage (gli immancabili violini e mandolini) a pezzi dalla debole scrittura. Non basta omaggiare (?) gli archi di Chelsea Girl in A Song For Me per detonare il movimento di un disco. Ci si aggira su un sentiero battuto a più riprese nel giro Espers & co., ma mancano il retroterra colto e quel pizzico di genialità che sono di Fern Knight (che pure qui ha aggiunto parti di violoncello e contrabbasso) e siamo lontani dall'arcana semplicità di una Sharron Kraus. La Babayof rimane ripiegata su di sé là dove dovrebbe essere visionaria e (si) annoia là dove dovrebbe toccare le corde dell' intimismo. La produzione di Weeks e le eleganti collaborazioni (oltre alla già citata Wienk, c’è Jesse Sparhawk all’arpa e al mandolino e Jessica Weeks delle Woodwose al flauto) lo rendono comunque un disco che si lascia ascoltare. Per quel tocco di personalità in più si rimanda al futuro.

(6.0/10)

Scheda: Noa Babayof

Pubblicazione: 01 Settembre 2008

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